Chi risponde se sbaglia un collaboratore? La regola che sorprende quasi tutti
Un freelance, un praticante o un fornitore commette un errore su un tuo incarico: la richiesta di risarcimento arriva a te. Cosa dice il Codice civile e come si verifica se la polizza ti segue.
Se un collaboratore sbaglia su un incarico che hai accettato tu, il cliente chiede i danni a te. Non è una scelta commerciale del cliente: è come funziona la responsabilità nel nostro ordinamento. E siccome quasi nessuno lo verifica prima, è una delle scoperte più sgradevoli che si possano fare dopo un sinistro.
La regola: rispondi di chi lavora per te
Due articoli del Codice civile, che agiscono su piani diversi.
L''articolo 1228 riguarda il rapporto con il tuo cliente: chi si avvale di ausiliari nell''adempimento di un''obbligazione risponde dei fatti dolosi o colposi di quegli ausiliari. Hai promesso un risultato professionale al cliente: se per eseguirlo ti sei fatto aiutare, gli errori di chi ti ha aiutato restano tuoi verso di lui.
L''articolo 2049 riguarda invece i danni verso terzi: padroni e committenti rispondono dei danni causati dai loro «domestici e commessi» nell''esercizio delle incombenze affidate.
La conseguenza pratica è netta: non conta se il collaboratore ha partita IVA, se è un fornitore esterno o se il contratto lo definisce autonomo. Se ha lavorato dentro il tuo incarico, il cliente si rivolge a te. Potrai poi rivalerti su di lui — ma quella è una seconda causa, con i suoi tempi e i suoi costi, e la fai dopo aver pagato.
Dove la polizza rischia di non seguirti
Il problema non è la regola: è che molte polizze coprono «l''attività dell''assicurato» e basta. Se il testo non dice espressamente che comprende anche i collaboratori, si apre una distanza tra la tua responsabilità e la tua copertura.
Le formule da cercare, con il loro significato:
- «estensione ai collaboratori» o «ausiliari»: copre gli errori di chi lavora sotto la tua responsabilità;
- «personale dipendente e parasubordinato»: attenzione, spesso si ferma qui e non comprende i liberi professionisti esterni, che oggi sono la maggioranza dei collaboratori reali;
- «subappalto» o «affidamento a terzi»: è la formula che serve se dai fuori parti dell''incarico a studi o freelance con partita IVA;
- «praticanti e tirocinanti»: negli studi professionali va verificata a parte, perché non sempre rientra nelle definizioni precedenti.
Se la tua polizza nomina solo i dipendenti e tu lavori con una rete di partite IVA — cioè lo scenario più comune tra studi tecnici, agenzie e consulenti — hai una copertura che non corrisponde al tuo modo di lavorare.
La tua polizza segue chi lavora con te?
Fai verificare la tua coperturaIl caso opposto: sei tu il collaboratore
Vale anche al contrario, ed è la parte che i freelance sottovalutano. Se lavori per un''agenzia o per uno studio più grande, quello risponde verso il cliente finale — e poi può rivalersi su di te.
Molti contratti di collaborazione contengono clausole di manleva che rendono questa rivalsa esplicita e automatica. È il motivo per cui i committenti strutturati chiedono sempre più spesso una polizza al collaboratore: non è burocrazia, è che sanno benissimo dove finisce il conto.
Cosa verificare, in concreto
Tre domande da fare per iscritto prima di firmare, valide sia se sei tu ad affidare sia se ricevi incarichi:
- La copertura comprende gli errori di collaboratori con partita IVA esterni, o solo dei dipendenti?
- È previsto un sottolimite per i danni causati da collaboratori? A volte c''è, ed è molto più basso del massimale generale.
- L''assicuratore rinuncia alla rivalsa verso i collaboratori, oppure può rifarsi su di loro dopo aver pagato il cliente? È una differenza che riguarda i rapporti umani dentro uno studio, non solo i soldi.
Se lavori in modo strutturato con altri professionisti, vale la pena leggere anche cosa succede in una società tra professionisti, dove la responsabilità si distribuisce diversamente.
Il collegamento con il massimale
C''è un effetto poco intuitivo: più deleghi, più il tuo massimale dovrebbe salire. Non perché i collaboratori sbaglino di più, ma perché un''organizzazione che gestisce dieci incarichi in parallelo moltiplica le occasioni di errore rispetto a un professionista che ne segue tre da solo.
Se stai valutando come dimensionarlo, puoi partire dal nostro calcolatore del massimale, che tiene conto del volume di attività, e leggere la guida su quale massimale scegliere.
In sintesi
La responsabilità per il lavoro dei collaboratori è tua per legge, indipendentemente da come è scritto il contratto con loro. La polizza però la segue solo se lo dice espressamente. È una verifica di cinque minuti che separa due situazioni molto diverse in caso di sinistro.
Se vuoi che qualcuno la faccia sul tuo contratto reale, puoi partire da assicurazione RC professionale.
Fonti
- Codice civile, artt. 1228 (responsabilità per fatto degli ausiliari) e 2049 (responsabilità dei committenti).
- D.P.R. 7 agosto 2012 n. 137, art. 5.
Contenuto informativo, non consulenza assicurativa. Fanno fede il set informativo e le condizioni di polizza.
La tua polizza segue chi lavora con te?
Racconta come lavori davvero, collaboratori compresi: fino a 3 intermediari iscritti al RUI verificano se la copertura ti segue. Gratis e senza impegno.