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Tensioni a Hormuz: perché salgono i costi delle assicurazioni marittime

  • 14 apr
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 5 giorni fa

In breve



Quando aumenta il rischio militare nello Stretto di Hormuz, non sale solo la tensione geopolitica: salgono anche i costi assicurativi per le navi che trasportano petrolio. Il motivo è semplice: Hormuz è uno dei punti più strategici al mondo per il traffico energetico e, se il rischio di attacchi, mine, sequestri o interruzioni cresce, armatori, charterer, assicuratori e riassicuratori devono ricalcolare il rischio quasi in tempo reale. In questi casi entrano in gioco soprattutto le coperture war risk, cioè le garanzie specifiche contro i rischi di guerra e ostilità, che possono essere riprezzate o richiedere premi aggiuntivi. 



Perché Hormuz è centrale per le assicurazioni marittime mondiali



Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e il Mar Arabico ed è uno dei più importanti chokepoint energetici del pianeta. Secondo la U.S. Energy Information Administration, nella prima metà del 2025 vi sono transitati in media 20,9 milioni di barili al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale di liquidi petroliferi e a circa un quarto del petrolio scambiato via mare a livello globale. Sempre secondo EIA, esistono alcune alternative via pipeline, ma non sono in grado di sostituire interamente i volumi che passano da lì. 


Questo significa che quando l’area entra in una fase di instabilità, il problema non riguarda solo i Paesi coinvolti direttamente. Riguarda il commercio globale, i tempi di consegna, i costi logistici, il prezzo del greggio e, inevitabilmente, anche il settore assicurativo. E infatti EIA sottolinea che un’interruzione, anche temporanea, in un grande chokepoint può provocare ritardi di fornitura, aumento dei costi di spedizione e rialzo dei prezzi energetici. 



Perché in questi casi le assicurazioni diventano centrali



Nel trasporto marittimo, l’assicurazione non è un dettaglio amministrativo: è una condizione essenziale per poter operare in modo bancabile e sostenibile. Quando il rischio ordinario si trasforma in rischio bellico o quasi-bellico, la copertura standard non basta più o comunque va letta insieme a clausole speciali. La Lloyd’s Market Association ricorda infatti che il Joint War Committee individua le aree considerate a rischio accresciuto, le cosiddette Listed Areas, cioè zone dove gli underwriter marine war devono prestare particolare attenzione. Dopo l’inizio del conflitto nel Golfo, il comitato ha esteso tali aree a ulteriori Paesi della regione. 


In pratica, quando una rotta entra o resta in un’area sensibile, il viaggio della nave può richiedere una rivalutazione del premio, condizioni più restrittive, controlli aggiuntivi o una copertura specifica per il singolo transito. Non è un tecnicismo per addetti ai lavori: è uno dei passaggi con cui il mercato misura quanto il rischio geopolitico stia entrando nel costo reale del commercio. 


Vista aerea dello Stretto di Hormuz con navi cisterna in transito


Cosa sono i premi “war risk”



Il punto decisivo è questo: nelle assicurazioni marittime il rischio guerra non coincide con il normale rischio di navigazione. Per questo esistono coperture dedicate o clausole specifiche relative a guerra, terrorismo, ostilità, mine e altri eventi eccezionali. La stessa Lloyd’s Market Association spiega che il meccanismo dei premi war risk serve proprio a consentire una ri-valutazione del prezzo quando il rischio aumenta, come già accaduto con la guerra in Ucraina e con la crisi nel Mar Rosso. 


Quindi, se una petroliera deve attraversare un’area dove il rischio di attacco o blocco viene percepito come più alto, l’assicuratore non ragiona più con la logica del “premio standard annuale e basta”. Ricalcola il rischio. E questo può tradursi in premio aggiuntivo, repricing, clausole più severe o maggiore selettività nell’assunzione. La LMA precisa comunque che, nel caso dello Stretto di Hormuz, la copertura war risk è rimasta disponibile nel mercato londinese, anche se con termini differenti a seconda dell’appetito di ciascun syndicate. 



Le navi si fermano per mancanza di assicurazione? Non esattamente



Qui c’è un punto molto interessante, utile anche per smontare una narrazione semplicistica. Secondo una comunicazione ufficiale della Lloyd’s Market Association, la diminuzione del traffico nello Stretto di Hormuz non è stata causata principalmente dall’assenza di copertura assicurativa. La LMA afferma che il problema principale è la valutazione del rischio per equipaggio e nave, che in certi momenti viene giudicato troppo alto da comandanti e armatori. Inoltre, la stessa associazione segnala che la maggioranza degli operatori del mercato interpellati manteneva disponibilità a sottoscrivere rischi hull war e cargo collegati a questi transiti, seppure a condizioni diverse. 


Questo è un passaggio chiave anche in ottica divulgativa: l’assicurazione non “blocca” da sola il commercio, ma ne rappresenta uno dei termometri più sensibili. Quando il rischio sale, il premio sale, le condizioni cambiano, la prudenza degli operatori aumenta e l’intera catena economica si irrigidisce. 



Il ruolo delle autorità e degli avvisi di sicurezza



Le compagnie di navigazione non prendono decisioni nel vuoto. Le autorità marittime raccomandano di seguire con attenzione gli avvisi operativi e di sicurezza. Il governo britannico, attraverso il Maritime and Coastguard Agency e il Department for Transport, invita gli operatori a consultare costantemente le indicazioni di UKMTO e JMIC per avere consapevolezza situazionale aggiornata nell’area del Medio Oriente. 


In altre parole, il rischio assicurativo non viene valutato solo guardando una statistica storica, ma anche leggendo il contesto in tempo reale: minacce, incidenti, escalation militare, avvisi di navigazione, rotte consigliate o sconsigliate, impatto sull’equipaggio. È questo intreccio tra sicurezza operativa e pricing assicurativo che rende casi come Hormuz un esempio perfetto di come la geopolitica entri direttamente nei costi d’impresa. 


Vista laterale di una nave cisterna petrolio in navigazione con cielo nuvoloso
Vista laterale di una nave cisterna petrolio in navigazione con cielo nuvoloso



Non c’è solo il rischio guerra: c’è anche il rischio compliance



Quando si parla di petroliere e aree sensibili, non esiste solo il rischio fisico. Esiste anche il rischio normativo e sanzionatorio. OFAC, l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro USA, ricorda che stakeholder marittimi come assicuratori, riassicuratori, shipowners e charterer devono inserire adeguate sanctions clauses nei contratti e verificare la conformità delle controparti, perché operazioni legate a petrolio, Iran, Siria o schemi di evasione sanzionatoria possono esporre a rilevanti rischi legali, finanziari e reputazionali. 


Questo è molto importante: in certi scenari il premio non aumenta solo perché c’è il pericolo di un attacco, ma anche perché cresce la complessità del rischio complessivo. Una nave può infatti trovarsi in un contesto dove bisogna valutare insieme sicurezza fisica, tracciabilità del carico, rispetto delle sanzioni, affidabilità delle controparti e qualità della documentazione. OFAC evidenzia inoltre che il commercio marittimo del petrolio può esporre gli operatori a rischi di natura economica, ambientale, logistica, finanziaria e legale, spingendo il mercato verso controlli più stringenti. 



Cosa ci insegna questo caso sul settore assicurativo



Il caso dello Stretto di Hormuz mostra una verità spesso sottovalutata: l’assicurazione non interviene solo “dopo” il danno, ma aiuta a rendere possibile o meno un’attività economica complessa. Nel momento in cui una rotta commerciale diventa più pericolosa, il mercato assicurativo ne traduce immediatamente il rischio in prezzo, condizioni, esclusioni, limiti e richieste informative. E quando il bene trasportato è petrolio, l’effetto si propaga su energia, logistica, inflazione e filiere produttive. 


Per chi legge da fuori, può sembrare un tema lontano. In realtà è il contrario. È un esempio concreto di come le polizze funzionino davvero: non come moduli standard tutti uguali, ma come strumenti che cambiano in base al rischio reale. Ed è proprio qui che entra in gioco il valore della consulenza umana: nei rischi complessi non basta “avere una polizza”, bisogna capire cosa copre, cosa esclude, come si attiva e quanto incide il contesto



Conclusione



Le tensioni nello Stretto di Hormuz non sono soltanto una notizia geopolitica: sono un caso concreto di come il rischio globale si trasferisca sulle assicurazioni, sui costi logistici e sull’economia reale. Se transita da lì circa un quinto dei liquidi petroliferi consumati nel mondo, è inevitabile che qualsiasi escalation faccia scattare una rivalutazione del rischio.


Per INSURHUB questo tema è anche un messaggio più ampio: nelle coperture assicurative, soprattutto quando i rischi diventano più complessi, non tutte le soluzioni sono uguali e non tutte le polizze si capiscono da sole. Avere accanto professionisti reali, capaci di leggere coperture, esclusioni e scenari, fa la differenza tra “essere assicurati” e capire davvero come si è assicurati.



Fonti

  • U.S. Energy Information Administration (EIA), World Oil Transit Chokepoints e schede sullo Stretto di Hormuz. 

  • Lloyd’s Market Association, Joint War Committee e nota su disponibilità della war insurance nello Stretto di Hormuz. 

  • GOV.UK / Maritime and Coastguard Agency, guida operativa per armatori e operatori marittimi nel conflitto in Medio Oriente. 

  • U.S. Treasury / OFAC, advisory e guidance per il settore marittimo e petrolifero su rischi sanzionatori e best practice contrattuali.


FAQ

*Cos’è lo Stretto di Hormuz?

È il passaggio marittimo tra Iran e Oman che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è uno dei punti più strategici per il petrolio mondiale. 


Perché le assicurazioni delle petroliere aumentano quando c’è tensione nel Golfo?

Perché cresce il rischio di guerra, attacchi, mine, sequestri e interruzioni operative, e gli assicuratori ricalcolano il premio. 


Le navi smettono di passare perché non sono più assicurabili?

Non necessariamente. Secondo la LMA, la copertura war risk è rimasta disponibile; spesso pesa di più la valutazione di sicurezza fatta da armatori e comandanti. 


Che cosa sono i premi war risk?

Sono premi o condizioni specifiche legati ai rischi di guerra e ostilità, distinti dal normale rischio di navigazione. 


Perché il tema riguarda anche chi non lavora nel settore marittimo?

Perché se aumenta il rischio su una rotta da cui passa una quota enorme del petrolio mondiale, possono crescere costi energetici, logistici e pressioni sui prezzi. 



 
 
 

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