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RC professionale e intelligenza artificiale: chi risponde se l’errore nasce da un tool AI?

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

In breve

Oggi il tema della RC professionale e intelligenza artificiale è sempre più centrale per avvocati, commercialisti, consulenti, architetti e altri professionisti che usano tool AI nel proprio lavoro per scrivere testi, analizzare documenti, fare ricerche, riassumere informazioni o supportare decisioni operative. Ma qui nasce una domanda concreta: se il professionista usa un tool AI e da quell’uso deriva un errore che danneggia il cliente, chi risponde davvero? La questione è attuale perché la tecnologia sta entrando nel lavoro quotidiano, mentre la responsabilità professionale resta in capo a chi presta il servizio. IVASS ha sottolineato che l’IA sta trasformando profondamente il settore assicurativo e può rafforzare, ma non sostituire, il ruolo consulenziale umano.  



Perché questo tema riguarda davvero la RC professionale

La RC professionale serve a proteggere il professionista dalle richieste di risarcimento avanzate da terzi per danni causati nello svolgimento dell’attività. Per molti professionisti iscritti a ordini o albi, il riferimento chiave resta il DPR 137/2012, che collega l’esercizio della professione all’obbligo di idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente e prevede anche che il professionista renda noti gli estremi della polizza e il relativo massimale.  

Il punto interessante, oggi, è che il rischio professionale non nasce più solo da distrazione, errore tecnico o omissione “tradizionale”. Può nascere anche da un uso superficiale o non controllato di strumenti AI: un testo giuridico errato, una sintesi fiscale incompleta, una valutazione tecnica sbagliata, una bozza fatta troppo in fretta e non verificata. Questa è un’inferenza ragionevole a partire dal fatto, documentato da IVASS, che l’IA sta entrando in modo crescente nei processi professionali e assicurativi.  


L’IA può aiutare, ma non si prende la responsabilità al posto del professionista

Questo è il cuore dell’articolo. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utilissimo di supporto, ma il rapporto professionale resta tra cliente e professionista. IVASS, parlando di intermediazione assicurativa, ha evidenziato che l’IA può automatizzare attività, migliorare l’efficienza e alleggerire compiti ripetitivi, ma in un quadro in cui il ruolo consulenziale umano resta centrale.  

Tradotto in modo semplice: se un professionista usa un tool AI per lavorare più velocemente, non per questo trasferisce automaticamente al software la propria responsabilità verso il cliente. Il cliente, infatti, si affida alla prestazione professionale, non al programma usato dietro le quinte. Questa conclusione è un’inferenza giuridico-pratica coerente con la natura della responsabilità professionale e con il fatto che l’obbligo assicurativo del DPR 137/2012 resta in capo al professionista.  


Dove può nascere il rischio concreto

Il rischio può nascere in molti modi diversi. Un avvocato può usare un sistema generativo che produce un testo persuasivo ma giuridicamente fragile. Un commercialista può ricevere dall’AI una sintesi apparentemente corretta ma incompleta. Un architetto o un ingegnere può usare strumenti automatici per redigere documentazione o analisi preliminari senza controllare a fondo output e fonti. Un consulente può inviare al cliente una bozza prodotta troppo rapidamente e non validata con sufficiente attenzione. Sono esempi illustrativi, ma coerenti con i rischi descritti dalle autorità quando parlano di IA, affidabilità, dati e controllo umano.  

Anche il Garante Privacy insiste sul fatto che l’IA va letta insieme ai temi della protezione dei dati, della correttezza dei trattamenti e della tutela delle persone. Questo rende il quadro ancora più delicato per i professionisti che gestiscono dati sensibili, documenti riservati o informazioni strategiche dei clienti.  






A diverse group of professionals collaborates around a tablet during a meeting in a modern workspace.

Il vero problema non è “usare l’AI”, ma usarla male

Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene governata. IVASS ha parlato dell’IA come di un’evoluzione ineludibile per il settore assicurativo e finanziario, sottolineando però la necessità di investire in formazione, consapevolezza e governo dei processi.  

Quindi la domanda giusta non è “si può usare l’AI nella professione?”, ma piuttosto:il professionista verifica gli output? sa quando non fidarsi? usa il tool su dati che può trattare lecitamente? ha procedure chiare? ha una polizza coerente con i rischi reali della sua attività?

Questa impostazione è coerente sia con il quadro normativo generale sull’assicurazione professionale, sia con l’approccio europeo e istituzionale all’IA fondato su trasparenza, affidabilità e accountability.  


Cosa controllare davvero in una RC professionale in un contesto dove entra l’AI

In un contesto professionale che cambia, non basta avere “una polizza qualsiasi”. Bisogna capire se la copertura è coerente con il lavoro che si svolge davvero. Questo significa controllare con attenzione:

  • attività effettivamente assicurate;

  • esclusioni;

  • massimali;

  • eventuali richiami a uso di strumenti digitali, consulenza, trattamento dati o attività accessorie;

  • retroattività e continuità della copertura, se rilevanti per il proprio profilo.


Conclusione

La RC professionale resta uno strumento centrale, ma oggi va letta in un contesto diverso da quello di pochi anni fa. Se il professionista usa sempre più strumenti di intelligenza artificiale, il rischio professionale cambia forma: non sparisce, non si trasferisce magicamente al software e non si può affrontare con leggerezza. IVASS segnala che l’IA rafforza i processi e il lavoro consulenziale, ma non elimina la responsabilità del fattore umano; il Garante richiama l’attenzione su dati, controlli e tutela delle persone; il quadro normativo professionale continua a far gravare sul professionista il dovere di coprirsi adeguatamente.  

Per questo il messaggio più utile è semplice: nell’era dell’AI, la domanda non è solo “mi serve la RC professionale?”, ma “la mia RC professionale è davvero coerente con il modo in cui oggi lavoro?”. Ed è esattamente qui che il confronto con professionisti reali fa la differenza.



FAQ


Se uso un tool di intelligenza artificiale nel mio lavoro professionale e commetto un errore, chi risponde?

In linea generale, la responsabilità verso il cliente resta in capo al professionista che utilizza lo strumento e valida il lavoro svolto. L’intelligenza artificiale può supportare l’attività, ma non sostituisce il giudizio professionale, il controllo finale e il rapporto fiduciario con il cliente.


La RC professionale copre anche gli errori legati all’uso dell’intelligenza artificiale?

Dipende dalla singola polizza. Non esiste una risposta uguale per tutti, perché ogni contratto può prevedere attività coperte, esclusioni, limiti e condizioni diverse. Per questo è importante verificare con attenzione se la copertura è coerente con il modo in cui oggi svolgi la tua attività professionale.


Usare l’intelligenza artificiale aumenta il rischio professionale?

Può aumentarlo, soprattutto se viene utilizzata senza verificare gli output, senza controllare le fonti o senza valutare con attenzione i limiti dello strumento. Il rischio non nasce dall’AI in sé, ma da un uso superficiale o non governato.


L’intelligenza artificiale può sostituire il giudizio del professionista?

No. Può essere un supporto utile per velocizzare attività ripetitive, organizzare informazioni o generare bozze, ma la responsabilità della prestazione resta del professionista. Il cliente si affida alla competenza umana, non al software usato dietro le quinte.


Se l’AI genera una risposta sbagliata ma io non me ne accorgo, cambia qualcosa?

Sì, perché proprio qui sta uno dei rischi principali. Un contenuto generato dall’AI può sembrare corretto, ma contenere errori, omissioni o semplificazioni pericolose. Per questo il controllo umano resta fondamentale, soprattutto quando il contenuto incide su decisioni, documenti o consulenze date al cliente.


Chi ha una RC professionale dovrebbe rivedere oggi la propria polizza?

Sì, è una buona idea. Se il tuo modo di lavorare è cambiato, se oggi usi strumenti digitali avanzati o sistemi di intelligenza artificiale, ha senso verificare se la polizza che hai sottoscritto anni fa è ancora adeguata ai rischi reali della tua attività.


Cosa dovrei controllare nella mia RC professionale?

Dovresti verificare almeno questi aspetti: attività assicurate, eventuali esclusioni, massimale, continuità della copertura, retroattività se rilevante e coerenza tra il contenuto della polizza e il tipo di consulenza o servizio che offri oggi ai clienti.


Questo tema riguarda solo avvocati e commercialisti?

No. Riguarda in generale tutti i professionisti che forniscono consulenze, elaborano documenti, prendono decisioni tecniche o gestiscono informazioni rilevanti per i clienti. Più l’attività professionale si basa su contenuti, analisi, valutazioni o dati, più il tema diventa attuale.


Il problema è usare l’intelligenza artificiale?

No. Il punto non è evitare l’AI, ma usarla in modo consapevole. Se viene utilizzata come supporto, con controllo umano e attenzione professionale, può essere molto utile. Il rischio nasce quando si delega troppo allo strumento o si abbassa il livello di verifica.


Perché oggi la RC professionale è ancora più importante?

Perché il contesto di lavoro sta cambiando. Nuovi strumenti, nuovi processi e nuove modalità operative possono creare rischi diversi da quelli tradizionali. Avere una RC professionale adeguata significa proteggere la propria attività in modo più realistico e coerente con il presente.


Come capire quale RC professionale è più adatta alla mia attività?

La soluzione migliore è evitare scelte troppo standardizzate e valutare una copertura costruita sul proprio profilo reale: tipo di professione, attività svolte, clienti serviti, modalità operative e rischi effettivi. È proprio qui che il confronto con professionisti reali può fare la differenza.


Fonti

  • DPR 14 agosto 2012, n. 137, art. 5, su obbligo assicurativo dei professionisti.  

  • IVASS, Le assicurazioni della responsabilità civile.  

  • IVASS, Intelligenza artificiale e intermediazione assicurativa, 11 aprile 2025.  

  • IVASS, L’intelligenza artificiale nel settore assicurativo, 9 ottobre 2024.  

  • Garante per la protezione dei dati personali, sezione tematica su Intelligenza Artificiale.  

  • EUR-Lex, sintesi ufficiale del Regolamento UE 2024/1689 sull’AI Act.  

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